CHI ERAVAMO

La TIGRE per prima scovò IO e la portò a suonare nel suo gruppo.

Era al Freak Out! di Riccione. Era la fine degli anni ’90 e i tempi non erano ancora maturi. I tempi erano agri, come le mele ad agosto.

IO se ne andò via, perché in quel gruppo non trovò la sua dimensione. Mentre uscì dalla porta trattenne il fiato. Per molti anni lo trattenne e da quel momento iniziò per lei un viaggio nel tentativo di schivare da sè la musica. Un viaggio fatto di distacco dallo strumento, la chitarra, che la seguiva nei suoi traslochi rigorosamente chiusa nella rigida custodia. Un viaggio fatto con la testa.

La TIGRE rimase lì, perché suonare era l’unica cosa per cui valeva la pena muoversi. Perché nella batteria lei trovava la sua sicurezza. E suonava come un martello. E suonava con costanza e con metodo. Il suo era un viaggio fatto con il corpo.

Trascorrono sette anni. IO si trova con il culo per terra sul suo soppalco a Bologna. Scrive su un suo quadernino pensieri. Ascolta la musica delle cantautrici del presente e si perde tra le canzoni vecchie. E’ pigra IO. Le cose di moda la innervosiscono. La TIGRE ha all’orizzonte una tempesta, ma ancora non lo sa.

IO era con il culo per terra e stava leggendo Just Kids, quando finalmente trova la quadra tra la testa, il cuore e il suo poter essere comunque una musicista. Prende il suo quadernino, sale sul soppalco, apre la custodia come uno scrigno e accende l’ampli. Nascono le prime canzoni. Passano due anni e al Tafuzzy Day del 2012, dopo 10 anni, IO e la TIGRE si incontrano di nuovo. Si erano evitate con indifferenza, nella loro personale guerra fredda. IO è emozionata. La TIGRE è titubante, ma incuriosita.

Arriva la tempesta. E IO arriva dalla TIGRE puntuale come il destino.
La trova in una gabbia e la tira fuori. E fuori, si libera in un nuovo modo di muoversi e di suonare la batteria. Un modo più spontaneo, un graffio meno controllato.

IO e la TIGRE sono due cazzone. Chiacchierano tantissimo durante le prove.
Sono profondamente convinte che la musica debba essere un mezzo e non il fine.
Sono profondamente convinte che prima venga il loro benessere e la loro amicizia, e solo grazie a questo, la loro musica può avere un senso.

 

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